Quando il lavoro diventa troppo

Ci sono dei periodi in cui il proprio lavoro può diventare a dir poco stressante. Magari stai vivendo un periodo particolarmente impegnativo a causa di una scadenza, un progetto, un lancio o un cambiamento importante. È normale che in questi momenti ti senti un po’ stanco e sopraffatto perché tutte le tue energie sono impegnate a fare il tuo lavoro nei migliori dei modi e a ottenere i risultati desiderati in tempi brevi.

Solitamente questo stato di stress è limitato nel tempo, può durare qualche settimana o qualche mese ma in linea di massima si alterna con periodi di relativa calma. A volte può succedere però che questo stress diventa praticamente cronico, e non riesci più a diminuire il livello di sovraffaticamento. Questo stato di esaurimento viene anche chiamato burnout e sempre più persone si scontrano con questa condizione, non solo nella vita privata ma soprattutto in ambito lavorativo.

La mia storia

Quando ho deciso di lasciare il mio lavoro da dipendente due anni fa ero molto, molto vicina a questa sensazione di malessere perenne. Coprivo una posizione abbastanza esigente in un’azienda multinazionale che era in forte cambiamento, sia internamente che esternamente, e le mie responsabilità diventavano sempre più complesse. Visto che sono una persona piuttosto perfezionista non era facile per me continuare a mantenere una performance alta in un ambiente così mutevole. I periodi di stress diventavano sempre più lunghi ed intensi e facevo sempre più fatica a staccare i pensieri dal lavoro (e diciamo la verità: le mail dei responsabili alle 4 di notte non aiutavano!). Qualcosa non stava andando per il verso giusto.

I segnali

Come spesso succede è stato il mio corpo a darmi i primi segnali d’allarme. Non dormivo più bene, soffrivo di acidità gastrica e non riuscivo più a fare colazione per la nausea che mi metteva la giornata di lavoro che mi spettava. Non era una bella situazione ma non volevo gettare la spugna. Ad un certo punto ho capito che non potevo andare avanti così. Non era colpa dell’azienda, dei capi o del mio lavoro se le cose non funzionavano. Ero io che avevo bisogno di cambiare qualcosa, di trovare un lavoro più soddisfacente. Da lì a poco ho dato le dimissioni e mi sono presa una pausa di riflessione. Ci è voluto del tempo per capire quale fosse il lavoro giusto per me ma grazie al coaching ci sono arrivata: condividere questa esperienza con chi ne ha più bisogno ed aiutarlo ad evitare questa trappola.

Lavorare di più

Perché ti sto raccontando tutto questo? Perché sento sempre più persone che sono infelici al lavoro e che fanno fatica a trovare una via d’uscita. Nelle nostre vite frenetiche siamo portati a pensare che la cosa giusta da fare è lavorare di più, produrre di più, stressarsi di più. Ti è mai capitato di fare un aperitivo con gli amici e parlare soltanto di quanto si sta lavorando? Ecco, a me è successo, e anche se inizialmente sembrava una cosa “figa” da fare, dopo alcuni anni mi rendevo conto che non esisteva quasi più una vita al di fuori dal lavoro. La domanda da farsi non è per niente banale: vivi per lavorare o lavori per vivere? Io credo fortemente nella seconda opzione. Ho anche imparato sulla mia pelle che è possibile trovare un lavoro che ti permette di vivere e di lavorare (esattamente in questo ordine) in serenità e con soddisfazione.

Se anche tu hai la sensazione di spendere troppa energia sul lavoro, ti senti sopraffatto e la tua vita non ti rispecchia più, fermati e respira. Non farti prendere dal panico e non sentirti inadeguato, hai soltanto bisogno di una pausa e una bella riflessione. Approfittane per andare in vacanza e di riposarti il più possibile. Fermati a riflettere su ciò che vorresti cambiare nella tua vita, perché qualcosa va cambiato. Se al rientro delle ferie hai ancora tanti dubbi sul da farsi, potresti rivolgerti a un coach che ti aiuterà a fare chiarezza. Se vuoi condividere la tua esperienza con me, scrivimi per un incontro assolutamente gratuito, ti ascolterò volentieri e cercherò di aiutarti dove posso!

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